Il Monolite Sospeso

Isolata e raccolta, volutamente protetta da una fascia a prato chiamata a fungere, allo stesso tempo, quale raccordo e distacco rispetto al paesaggio dell’intorno, questa casa unifamiliare progettata da Parisotto+Formenton Architetti si sviluppa su due livelli, denunciando nell’immediato il proprio carattere introverso.

La soluzione compositiva, forte e compatta, sovrappone due parallelepipedi regolari di diversa dimensione, creando una base bianca arretrata, scavata dai tagli delle aperture e dalle ‘erosioni’, perfettamente geometriche, dovute agli arretramenti del filo facciata, in modo da sottrarre delle porzioni volumetriche coperte per definire degli spazi en plein air.

La base del piano terra, bianca e poggiante sulla pavimentazione di basalto, è restituita nei fronti come una sequenza di pieni e vuoti alternati in soluzione armonica, dove le pareti bianche sono assunte come appoggi del volume superiore.

Questo, di dimensioni maggiori e in leggero aggetto, appare come un monolite lapideo, rivestito nella stessa pietra di basalto che si ritrova alla quota del prato come contorno della costruzione, in un riuscito rapporto, anche nella dimensione delle lastre impiegate, tra rivestimento di facciata verticale e superficie di calpestio orizzontale.

Il volume del primo piano, grigio e compatto, appare come sospeso rispetto alla base che lo sostiene, in un rapporto dimensionale che lo rende primario sia per la maggiore altezza, sia dal punto di vista materico, sia per la compattezza ricercata e attentamente calibrata della sua superficie, interrotta solo da stretti tagli verticali lungo i lati maggiori, e da vetrate di diversa dimensione sulle testate corrispondenti rispettivamente alla zona notte e allo studio.

Nelle scelte distributive e architettoniche la costruzione tende a comporre una sorta di recinto di riferimento che, se il monolito sospeso vuole rimarcare per forma compiuta e per il forte carattere materico, al piano terreno si apre verso il prato creando tre patii che si alternano agli spazi interni.

I patii sono pensati come diretta estensione della vita domestica, stanze il cui soffitto è un ritaglio del cielo, a cui manca, per la sola altezza del piano terreno cui corrispondono, la parete corrispondente al perimetro di facciata.

Si creano così degli spazi ‘anfibi’, intermedi tra interno ed esterno, capaci di accogliere un soggiorno-pranzo all’aperto, un albero in vaso, una stanza per guardare il cielo incorniciato, o meglio ‘ritagliato’ dai profili dell’architettura.

L’accesso pedonale dalla strada, affiancato da un piccolo giardino geometrico e dal volume del garage, è in asse con la spina centrale su cui si attestano i diversi luoghi domestici costituendo un unico percorso di riferimento.

Entrando sulla sinistra si apre l’ampia zona living, cui corrisponde, sul lato prospiciente, la cucina a isola longitudinale, divisa con una vetrata fumé dalla sala da pranzo rivolta, da un lato, verso il patio con albero in vaso e, dall’altro, verso il percorso centrale. Qui, in posizione centrale si apre il patio di dimensioni maggiori che organizza una zona giorno all’aperto.

Proseguendo verso la seconda parte della casa si incontra la scala dalle pareti rivestite di pietra di basalto quasi a ricongiungere, nell’interno, il senso materico del volume sospeso e della pavimentazione che fa da contorno al piano terreno connettendosi al manto erboso.

Una zona home cinema anticipa le due camere da letto del piano terreno poste sulla testata conclusiva, corrispondenti a quelle del piano sovrastante. Al primo livello il lungo corridoio centrale, affacciato verso i patii sottostanti, è interrotto dallo spazio fitness per trovare poi una zona studio corredata da cucina nella zona sovrastante ingresso e parte del living.

Quale elemento materico connettore l’articolato insieme degli spazi domestici, un pavimento di legno di rovere piallato, posato a doghe orizzontali parallele ai lati corti della casa, copre l’intera superficie di calpestio interna unendo tra loro stanze e percorsi.

Foto di Mads Mogensen – Testo di Matteo Vercelloni – Styling di Martina Hunglinger