INTERNI. The Magazine of Interiors and Contemporary Design

“L’architetto è un muratore che parla latino”, diceva Adolf Loos. La promenade di cemento protesa verso l’orizzonte, rappresentazione simbolica del decollo dell’Estonia e della sua apertura al mondo, che corrisponde all’immagine aerea dell’Estonian National Museum di Tartu, progettato da Dan Dorell (italiano), Lina Ghotmeh (libanese) e Tsuyoshi Tane (giapponese), su un’ex base militare aerea sovietica, ci dice subito che, nella fattispecie, il ‘muratore’ è anche poliglotta.

Perché educati alla scuola di Jean Nouvel, David Adjaye, Norman Foster, Renzo Piano, i nostri giovani architetti che lavorano insieme a Parigi da dieci anni, da quando hanno fondato nel 2006 lo DGT Architects, hanno fatto di una filosofia basata sui principi di multiculturalità, sperimentazione, ecologia-sostenibilità la loro cifra linguistica.

Grazie alla quale, già superati brillantemente gli esami – due per tutti: la realizzazione dei saloni espositivi Renault worldwide e il concorso vinto per “Reinventer.Paris” (la reinterpretazione in chiave innovativa del sito Gare de Masséna, trasformato in area di produzione agricola e conversione al biologico) – si sono messi nuovamente alla prova nel nuovo museo estone che apre al pubblico il primo di ottobre (il 29 settembre, l’inaugurazione), press preview in queste pagine.

“È un edificio a basso consumo energetico per contenere i costi di gestione, come da briefing del committente, il Ministry of Culture of Estonia”, racconta Dorell, “che vuole testimoniare la cultura di un Paese chiuso fra Russia, Lettonia e Mar Baltico, oggi molto all’avanguardia e recettivo sul piano tecnologico, ma protagonista di complesse vicende storiche che hanno portato al riconoscimento dei suoi diritti solo dopo il crollo dell’Unione Sovietica. (Indipendente dal 1991, l’Estonia ha aderito all’Unione Europea nel 2004, ndr). Non solo. Intende proporsi anche come centro di ricerca e creazione di un’identità nazionale proiettata verso il futuro”.

Una bella sfida, considerato che il museo, si diceva all’inizio, dona una seconda vita a una base militare aerea sovietica mimetizzata in un landscape copiosamente innevato vari mesi all’anno e con temperature che oscillano tra meno venti e più trenta gradi. I progettisti l’hanno affrontata con un sano bagno di realtà.

“Abbiamo pensato in primis a un edificio poco impattante sull’ambiente, dialogando con il contesto in cui ci siamo trovati a intervenire, assunto come risorsa piuttosto che come ingombro”, continua Dorell.

“L’operazione è durata dieci anni: c’erano lo specchio d’acqua lacustre, i ruderi del nobile maniero che fu casa del primo museo estone, l’antica distilleria di vodka, tracce preesistenti sul terreno segnato dal percorso lungo un chilometro e mezzo della pista aerea. Da recuperare, bonificare e reimpaginare nelle relazioni dinamiche con l’area di sbancamento riservata all’architettura compatta del nuovo volume museale.

Quest’ultimo è caratterizzato da facciate in triplo strato di vetro e da una pelle esterna serigrafata che lo avvolge come un guscio, lasciando trapelare, in un gioco di trasparenze visive e velature, il paesaggio spaziale interno: gli spazi espositivi, la biblioteca, il cinema-auditorium, le aule di studio, l’archivio, gli uffici e magazzini, le zone ristorazione e bar. In tutto 34 mila metri quadrati”.

L’elemento che guida tutta l’esperienza del visitatore è diventata la linea di copertura dell’edificio, leggermente inclinata, che risulta a sbalzo nella zona d’entrata principale: 360 metri di sviluppo con lo spessore di oltre un metro, concepiti come proseguimento ideale dell’ex strada di decollo/atterraggio trasformata in spazio espositivo outdoor, per installazioni a grande scala, concerti, balli o la tradizionale Corale estone.

Nel disegno, questa linea del tetto decresce progressivamente in altezza dai 12 metri dello spazio d’ingresso fino ai tre metri dell’estremità opposta, dove si trova un secondo ingresso comunicante in modo diretto con la pista-promenade.

“Il primo corrisponde all’utilizzo diurno dell’edificio e al suo incontro con gli spazi espositivi, la biblioteca, i negozi”, spiega Dorell, “mentre il secondo a quello notturno che organizza il percorso dalla pista verso i ristoranti indoor, la sala concerti e performance teatrali. Altre entrate, per i ricercatori e il personale, per i camion e le attrezzature tecniche, si aprono sui lati.

Una si trova anche al livello più basso, per consentire il collegamento con le aree attrezzate intorno al lago bonificato, destinato ad attività nautiche durante l’estate e a pista di pattinaggio nella stagione gelata. Anche l’auditorium è ubicato al livello interrato e si pone in rapporto visivo continuo con lo specchio d’acqua e la natura del luogo, grazie alle superfici vetrate delle facciate.

Quelle a nord sono state ponderate per evitare un irraggiamento luminoso diretto sugli oggetti esposti; quelle a sud, invece, al servizio di uffici e centro ricerca, per ‘imbrigliare’ la maggior quantità di luce naturale possibile. In percentuale, comunque, c’è stata una ricerca di riduzione delle porzioni vetrate e di potenziamento dello sviluppo del tetto che, insieme all’isolamento complessivo del manufatto architettonico, risponde all’attenzione verso il contenimento dei consumi energetici.

In questa direzione poi la radicale scelta di collocare in modo ipogeo i 10 mila metri quadrati destinati agli archivi nazionali, che ospitano circa 140.000 oggetti, è risultata vincente: qui lo spazio è davvero a energia passiva, grazie all’utilizzo per le pareti di materiali speciali provenienti dalla Danimarca che, come spugne, assorbono l’umidità e la rilasciano alla bisogna, mantenendo le oscillazioni della temperatura non superiori a un grado nell’arco della giornata”.

Il progetto illuminotecnico è stato risolto con prodotti iGuzzini, mentre l’utilizzo di materiali a chilometro zero lega e radica profondamente quest’architettura al luogo e ai suoi colori originari. Cemento levigato è stato adottato per i pavimenti (rovere è soltanto in biblioteca), stucco grigio chiaro per le pareti, acciaio inox per i pannelli-griglia dei controsoffitti.

Realizzati da produttori estoni sono anche gli arredi su disegno di tutti gli ambienti, dagli uffici alle zone espositive (eccezion fatta per l’allestimento delle sale ospitanti le mostre permanenti affidato a partner locali). Bisognerà aspettare ancora qualche mese per vedere tutto completato.

Nel frattempo, per chi gradisse approfondire la lettura c’è il Padiglione dei Paesi Baltici alla Biennale di Architettura (fino al 27 novembre), nell’ambito della quale, il 26 maggio scorso, il progetto dell’Estonian National Museum ha ricevuto a Venezia il Grand Prix Afex 2016 de l’architecture française dans le monde.

Foto di Takuji Shimmura – Testo di Antonella Boisi

 
Veduta del fronte sud dell’edificio museale illuminato all’imbrunire, con i suggestivi effetti di trasparenze visive e velature prodotte dalla sua triplice pelle vetrata.
 
Un ritratto dei progettisti, da sinistra Dan Dorell, Lina Ghotmeh e Tsuyoshi Tane.
 
Sezione longitudinale.
 
Scorcio dell’ingresso principale, sotto il tetto a sbalzo che introietta, in uno spazio alto 15 metri, la torsione dinamica della composizione volumetrica.
 
Vista del secondo ingresso sul lato opposto (dove l’altezza decresce a tre metri), in diretta comunicazione visiva con l’ex pista aerea della base militare sovietica.
 
Nel disegno, l’ex pista aerea della base militare sovietica trasformata in spazio espositivo outdoor
 
Una veduta aerea complessiva del sito d’intervento.
 
Disegno del fronte sud.
 
Si nota la pelle Rainscreen serigrafata prodotta da Saint-Gobain che forma lo strato più esterno dell’edificio, caratterizzato da tripli vetri su scheletro in metallo, controsoffitti in pannelli di acciaio inox, pavimenti in cemento levigato, pareti finite a stucco grigio chiaro.
 
Vista di alcuni spazi interni del nuovo Estonian National Museum in via di completamento.
 
Vista di alcuni spazi interni del nuovo Estonian National Museum in via di completamento.
 
Apparecchi illuminotecnici iGuzzini.